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sabato 27 febbraio 2010

vuoi vedere che quest'anno tocca andare anche al Sònar. ma anche no.

a molti giovani spagnoli piace parecchio la musica elettronica truzza utz-utz-utz, e se è per questo la tamarraggine in genere (per dire, fanno gran uso di piercing e tatuaggi, ma di quelli brutti forte). il Sónar è il "festival internacional de mùsica avançada y art multimèdia" che si svolge ogni anno a giugno a Barcellona, in parte (Sónar de día) negli spazi adiacenti al MACBA e al CCCB a pochi metri dalla Rambla, in parte (Sónar de Noche) alla Fiera sulla Gran Via a L'Hospitalet de LLobregat.
l'anno scorso ci passai una sera al Raval col mio amico M. giusto per vedere la fauna, ed era abbastanza spettacolare, in senso negativo. il clou fu un ragazzo alto, magro, vestito di nero e probabilmente inacidito (capisc'ammè), che tentò più volte di forzare a testate con lunga rincorsa il portone metallico (!) d'accesso al tendone con concerto, forse in segno di protesta verso l'alto prezzo del biglietto. il tutto davanti agli occhi basiti di un paio di mossos che stranamente non l'hanno corcato di mazzate, e proprio mentre suonava la più grande pop-techno-salcazz star SIRIANA. un uomo con questa faccia qui, per dire.

quest'anno ci suonano Chemical Brothers, Jónsi dei (per me) pallosissimi Sigur Rós, e soprattutto Air e LCD Soundsystem. mi intrigano abbastanza, ed rappresentano un tipo di musica (di cultura, di pubblico) che non sono mai riuscito a capire. sarei tentato di andarci, una sera, quasi più in veste di sociologo che non di fruitore di musica.

ma anche no.

lunedì 25 gennaio 2010

barcelona rocks

prossimi concerti interessanti a Barna:

domani 27/1: Giant Sand (fanno tutto il "Live at San Quentin" di Johnny Cash)
11/2: Dinosaur Jr.
15/2: Bill Callahan
22/2: The Fiery Furnaces
27/2: Vampire Weekend
1/3: Cornershop
13/3: Florence + the Machine
19/3: Yo La Tengo
7/4: Benjamin Biolay
8/4 Maceo Parker

alcuni so a malapena chi siano, ma li metto per darmi un tono di ex-giovane alternativo sempre sul pezzo.

la verità è che aspettavo J Mascis, Lou Barlow e Murph da una vita, e l'11 al 99% non ci sarò.

merda.

lunedì 4 gennaio 2010

ebbene si: sotto con le classifiche der mejo del 2009!

La iattura delle classifiche di fine anno finisce anche su questa modesta paginetta. L'ho sempre fatto, anche prima di Alta Fedeltà, quindi perchè smettere proprio ora?
Attacchiamo con i dischi, nei prossimi giorni farò la top 10 (o 5, o 3...) anche di qualcos'altro se l'ispirazione mi sosterrà.
Sono più o meno in ordine sparso. Più o meno.

Top 10:
- FLAMING LIPS: EMBRYONIC.
Straordinario, monumentale, anti-commerciale, folle. Quello che ci voleva dopo le (per me) non esaltanti prove post-Yoshimi; cominciavo a temere un po' di maniera e invece eccoli qui, eccessivi e storti come solo loro. Non tutto è a fuoco, avrebbero potuto sfrondare qua e là, la voce di Wayne Coyne è sempre più flebile e stonata: tutto vero, ma li amiamo per questo.
- VIC CHESNUTT: AT THE CUT.
Ammetto: ho ascoltato la musica di Vic solo dopo la sua morte, il giorno di Natale. Poco più di una settimana fa. Ho seguito tutta la vicenda tramite le parole di Kristin Hersh, sua intima amica, che ne è uscita a pezzi. Mi sono detto che se Kristin (e molti altri) amavano così tanto quest'uomo dalla vita così breve e tormentata doveva esserci un motivo. Ascoltate questo disco (o l'altro uscito quest'anno, "Skitter on Take Off", prodotto da Jonathan Richman e Tommy Larkins) e capirete.
- CHRIS ECKMAN: THE LAST SIDE OF THE MOUNTAIN.
In attesa del nuovo lavoro dei Walkabouts, rimandato per apparente mancanza di ispirazione, mi consolo con questo disco solista di Chris Eckman in versione slovena. Classe a go-go.
- LHASA: LHASA. Vic Chesnutt ci ha fatto chiudere in lutto il 2009, e il primo giorno dell'anno nuovo ci ha lasciato anche Lhasa de Sela, cantante canadese scoperta (da me) per un paio di duetti con Tindersticks e Stuart A. Staples. Nel 2009 aveva fatto uscire questo disco in inglese, purtroppo sarà il suo ultimo.
- WILLARD GRANT CONSPIRACY: PAPER COVERS STONE.
Mi hanno sempre intrigato, ma non avevo mai approfondito. Avevo fatto male. Gran voce, gran musica. C'è anche Steve Wynn.
- ANTHONY & THE JOHNSONS: THE CRYING LIGHT.
Non mi fa impazzire, ma indubbiamente è un personaggio come ce ne sono pochi in giro. Forse nessun altro. E questo è un gran disco, anche se riesco a prenderlo solo a piccole dosi.
- TOM WAITS: GLITTER AND DOOM LIVE, e
- R.E.M. LIVE AT THE APOLLO IN DUBLIN.
Vecchie glorie? Sarà, ma questi sono due grandissimi dischi (per due tour che mi sono perso l'anno scorso, e per Tom Waits è stato un crimine)
- GRAND DUCHY: PETIT FOURS
Mi pare non se lo sia cagato nessuno, ma il nuovo progetto di Black Francis e della sua mogliettina "very Eighties" Violet Clark mi sembra quanto di meglio ha fatto Franco Nero da tempo immemorabile.
- MORPHINE: AT YOUR SERVICE. Sarà solo una compilation di inediti e live a 10 anni dalla morte di Mark Sandman, ma porca miseria che bella.

Lo so che parlo troppo, ma alcune altre citazioni devo farle.

Per la serie "Nuovi (o semi-nuovi) talenti" (giusto per far vedere che non ascolto solo vecchie cariatidi ma tengo la mente sveglia verso le nuove proposte):
- GIRLS: "Album"; CAMERA OBSCURA: "My Maudlin Career"; PHOENIX: "Wolfgang Amadeus Phoenix"; THE PAINS OF BEING PURE AT HEART: (omonimo - gran nome! il ritorno dello shoegazing?) e, una spanna sotto, ELVIS PERKINS IN DEARLAND. Carini, freschi e divertenti (come si dice? Indie-pop?). Nel caso dei Girls anche qualcosa in più: il mio nuovo gruppo dell'anno: erano nella top10 finchè l'emozione per la morte di Lhasa non ha fatto la differenza.
- BAT FOR LASHES: "Two Suns"; SOAP AND SKIN: "Lovetune for Vacuum" (la nuova Nico? John Cale si avvicina a pensarlo). Meno carine e meno divertenti, piuttosto funeree ma di grande spessore. Donne con l'anima.

Per la serie "Toh! Chi si rivede!":
- MIKE DOUGHTY: SAD MAN HAPPY MAN
- GRANT LEE PHILLIPS: LITTLE MOON
- SPIRAL STAIRS: THE REAL FEEL
Niente per cui gridare al miracolo, intendiamoci. Forse non meriterebbero nemmeno di entrare tra i top, ma quando tre non-troppo-vecchie glorie dei 90 tornano a farsi vive fa sempre piacere. E comunque quello di Scott Kannberg resta il più bel nome d'arte del mondo del rock.

Per la serie "Progetti strambi ma con quel nonsochè":
- SPARKLEHORSE e DANGER MOUSE: DARK NIGHT OF THE SOUL. Colonna sonora di un progetto visuale di David Lynch, zeppa di ospiti illustri (Iggy, Jason Lytle, Black Francis, Vic Chesnutt, Wayne Coyne, Julian Casablancas...) boicottato dalla casa discografica e mai uscito. Era in vendita però un libro di foto di Lynch contenente un cd vergine per scaricarsi la musica e masterizzarla. Qui, ma esaurito. La musica invece si trova su internet, gratis. Scarricatevilla.
- GOD HELP THE GIRL. Quanto mi mancano i Belle&Sebastian. Per ora, accontentiamoci di questo dischetto piacevole messo su da Stuart Murdoch e una manciata di belle voci femminili.
- DARK WAS THE NIGHT. Compilation della serie "Red Hot" con una marea di bei nomi e bella roba.

Concerti:
THROWING MUSES @ Primavera Sound Festival, Barcellona. Finalmente ce l'ho fatta, ed ero in prima fila. Mi si vede anche agitare la capoccia nel video tratto dalla TV3 catalana. Son soddisfazioni!
NEIL YOUNG @ Primavera Sound Festival, Barcellona. Meglio l'anno scorso a Firenze, ma sempre 10 e lode.
TINDERSTICKS @ Auditorium, Barcellona. Primo concerto a Barna, a febbraio. Ottimo tour per un ottimo ritorno.
DAVID BYRNE @ Teatro Dal Verme, Milano. Il suo più bel tour dei molti che ho visto in 15 anni. Strepitoso.
AC/DC @ Forum Assago, Milano. Il terzo CD della mia vita è stato "If Yoy Want Blood...". I primi due li ho rivenduti da anni.

Flop:
- GORDON GANO & The Ryans - Ho amato i Violent Femmes alla follia, ma devo ammettere con amarezza che lo zio Gano non ne azzecca una da 20 anni o quasi. Questo disco non è brutto, ma semplicemente si dimentica dopo 5 minuti.
- U2 (manco mi ricordo il titolo). Quanto rumore per nulla (ma nemmeno mi aspettavo nulla, in realtà).
- NEIL YOUNG - "Fork In The Road". Bella merda, vecchio Nello. Ma si sa che lui è fatto così: capolavori e schifezze. E detto tra noi, anche sti popò di Archives mi sembrano una mezza occasione buttata.
- MARK EITZEL. Mi spiace dirlo, e mi spiace davvero tanto, ma il suo nuovo disco "Klamath" è una palla mortale. Almeno per i suoi standard.
- EELS. "Hombre Lobo" è una mezza delusione. Non un vero e proprio flop, ma dopo così tanto tempo e lo splendido tour dell'anno scorso mi aspettavo di più.

Non ho citato altri che lo meritavano: su tutti i SOULSAVERS con l'uomo-ovunque MARK LANEGAN che hanno fatto un bel dischetto e sono rimasti fuori dalla selezione di un pelo; i BLACK HEART PROCESSION e il loro "Six" (sempre fantasiosi coi titoli, i ragazzi), i DOVES che mi piacciono sempre un bel po', i WILCO o gli YO LA TENGO, e nemmeno - trale mezze o totali delusioni - i SONIC YOUTH e i DINOSAUR JR.).
Non ho citato nemmeno un italiano, lo so. Che ci posso fare? Gli Afterhours non riesco a farmeli piacere, idem la Carmen Consoli anche se "Elettra" mi piace più del resto, Vinicio mi pare che faccia lo stesso disco da anni anche se non si può dire. E tutte 'ste nuove proposte non mi entusiasmano... Dai, un nome lo faccio. ZEN CIRCUS: ANDATE TUTTI AFFANCULO (non voi, è il titolo del disco). Sono bravi, e sono amici di Brian Ritchie. Anche DENTE è bravo, anche se non lo conosco abbastanza per metterlo in una top 10.
Non ho nemmeno considerato la musica spagnola: di primo acchito mi pare che non siano messi per niente bene... Approfondirò durante il 2010. Si, c'è anche un rock in catalano: naaaaah!

giovedì 31 dicembre 2009

capodanno freak


http://pitchfork.com/news/37233-flaming-lips-to-cover-pink-floyds-idark-sidei-live-on-new-years-eve/

mercoledì 30 dicembre 2009

i miei nuovi amici di féisbuc

La categoria "amici di Facebook", si sa, è piuttosto composita. Comprende amici veri (ma con quelli per lo più si parla, o almeno sarebbe meglio farlo), qualche parente, ex compagni delle elementari e delle medie che non si vedono da 25 anni, ex colleghi più o meno simpatici. La mia idea a riguardo è essere piuttosto selettivo, ignorando le richieste di amicizia di chi non conosco o di chi fatica a salutarmi quando lo incontro per strada.

Ultimamente tra i miei "amici di Facebook" è comparsa un'altra categorie di persone. Lo so, non sono più un ragazzino e dovrei darmi una regolata, ma ecco qui di chi sto parlando:

- Kristin Hersh, Bernard Georges, David Narcizo, ovvero i tre componenti degli adorati Throwing Muses.
- Charles Thompson (ossia Black Francis, o Frank Black che dir si voglia) e sua moglie Violet Clark, ossia i Grand Duchy. E poi David Lovering, mago e batterista, e Joey Santiago, che con Charles formano i Pixies (manca solo Kim Deal, ma lei si vede che ha la puzzetta sotto il naso).
- Guy Kyser, Matt Abourezk, Jozef Becker, Roger Kunkel, ovverosia buona parte dei Thin White Rope, gruppo fantastico e misconosciuto dei '90, scioltosi da oltre 10 anni. Guy, il cantante e autore, ora fa il botanico e ha dei bellissimi bambini.
- Mark Eitzel. Di lui ho già parlato in una non splendida occasione, ma resta il più grande autore dei '90 e oltre. Degli American Music Club, primo gruppo di Mark, ci sono anche Tom Mallon e Danny Pearson.
- Chris Eckman e Carla Torgerson dei Walkabouts (nonchè Chris&Carla).
- Brian Ritchie dei Violent Femmes, il più grande bassista della mia discografia.
- Mike Watt, altro bassista e agitatore della scena musicale da decenni, ultimamente live con gli Stooges.
- Ralph Carney, sassofonista di Tom Waits, e in tema di sax anche Steve MacKay (Stooges, Violent Femmes, ecc.)
- James Newell Osterberg, ossia, Iggy Pop; Ivan Kral del Patti Smith Group, Steve Wynn, e altri ancora (giornalisti: Max Stefani, Federico Guglielmi, Andrea Scanzi; disegnatori: Gipi, il maestro Giorgio Cavazzano).

L'unico su cui ho dubbi è Iggy; con gli altri si riesce ad instaurare un rapporto molto più stretto e personale che con altra gente che conosco veramente. Kristin, Mike ("on bass, Watt"), Ralph, Steve, Guy mi hanno scritto ringraziandomi della richiesta di amicizia; Carla mi ha chiesto di contattarla quando verrà a Barcellona in tour. Tutti, chi più chi meno, mettono foto, commentano notizie, tengono un rapporto vero di scambio con gli altri.
Sarà roba da ragazzini, sarà superficiale e forse ridicolo, ma a me sembra una cosa carina. Un modo per ridurre le distanze tra "personaggio" e fans, per creare una comunità diversa, con un calore diverso. E dà modo di vedere che in molti artisti "famosi" (almeno in una certa nicchia) sopravvive una parte di normalità che è bello scoprire così.

lunedì 21 dicembre 2009

Natale a Milano

Questa Milano non lo so
è vero strana ti dirò è immagine
Sono straniero e ancor di più
se proprio a dirmelo sei tu
mi sento fragile
c’è un movimento che non ha
più così tanto senso
Ma son strano io
sono strano io
sono strano io

Questa piazza così piena
mi lascia un vuoto che fa pena
inno alla pubblicità
stuprare il cuore alle città
renderle solo vanità
mi fa confondere
ma per fortuna ci sei tu
ed è per questo che son qui
e allora ha un senso anche Milano
accarezzarti non è strano
dovunque sei
dovunque sei
e tu lo sai
si, tu lo sai
amore mio.


(La Crus)

martedì 8 dicembre 2009

5 dischi della settimana e uno dell'anno

- Chris Eckman "The Last Side of the Mountain" (sono nel tunnel dei Walkabouts, di nuovo)
- Gallon Drunk "You, the Night... and the Music" (trovato a 4 euro da Revolver)
- R.E.M. "Live at the Olympia"
- Tom Waits "Glitter & Doom Live" (anche se ho bootleg migliori del tour 2008 - che mi sono perso per pigrizia: lo so, mi merito ogni male)
- The Gun Club "Death Party", edizione doppia con live (presi anche identiche strenne di "Miami" e "Las Vegas Story", sempre da San Revolver)

Disco del mese (anno? decennio? secolo?): EMBRYONIC dei FLAMING LIPS. Rimpiango di non aver preso l'edizione de luxe per nerd totali (quale io sono) con involucro in pelliccia. Ci faccio un pensierino per Natale.

venerdì 20 novembre 2009

Primavera Sound Festival 2010

A fine maggio. Finora confermati...
e

Sono commosso.
E non so perchè, ma mi sento che ci saranno anche i Flaming Lips.

giovedì 29 ottobre 2009

Jojo, uno splendido alieno

Nelle ultime settimane ho visto i due "cantanti" (termine riduttivo) che stanno tra quelli in cima alla mia lista di preferenze, e che per qualche strano motivo metto nella stessa casella, nonostante siano molto ma molto diversi tra loro, quasi diametralmente opposti. Dev'essere perchè entrambi vivono di passione per la musica, per la loro musica tanto diversa da quella di tutti gli altri, perchè non hanno paura di esibirsi in piccoli locali davanti a poca gente, perchè continuano instancabili nonostante gli scarsissimi riscontri commerciali, e forse nemmeno gliene importa. Li conoscono in pochissimi, ed è un vero peccato.
Di Mark Eitzel ho già scritto poco tempo fa, e a quanto pare leggendo le cronache dei concerti che sta facendo in giro per l'Europa la data di Barna è stata l'unica sfigata (per farsi un'idea di come avrebbe potuto essere si vada qui: tutto diverso, a cominciare dal pianoforte e dal cappello). Domenica scorsa, invece, ero a Roma a vedere Jonathan Richman, di scena al Big Mama in compagnia del fido Tommy Larkins alla batteria, con cui fa coppia fissa ormai dai tempi di "Tutti pazzi per Mary".
Ovviamente è stato un concerto molto divertente, come sempre. Quando è in Italia, il buon JoJo si sbizzarrisce col suo italiano maccheronico, sia a tradurre o introdurre le canzoni cantate in inglese (o in francese, o in spagnolo, stavolta una persino in greco), sia a cantare direttamente nella nostra lingua ("In che mondo viviamo" e soprattutto una lunghissima "Così veloce" le vette della serata insieme a "I was dancing in a lesbian bar", con un pubblico in delirio). E balla , e gira tra il pubblico, e ammicca con le sue espressioni uniche, teatrali, drammatiche in contrasto con l'ilarità di molte canzoni.
Ma personalmente, devo dire, quello che nei suoi ultimi dischi, e concerti, mi colpisce di più è la profondità di quello che scrive. Facile considerarlo un personaggio fanciullesco, quando in realtà è tutt'altro. Sotto l'apparenza leggera ci parla della necessità di vivere bene e del piacere delle piccole cose in contrasto con la frenesia moderna ("Io dico basta a la mente"... ma anche una magnifica "Take me to the plaza"), di arte ("Pablo Picasso", naturalmente sempre a far rima con asshole, e "Noone is like Vermeer" ), di musica (la nuova "Keith Richards"), in generale di sentimenti. Questa sua vena romantica e introspettiva viene spesso sottovalutata, mentre mi pare che sia quella a cui recentemente Jonathan tiene di più. La scelta dei bis fatti a Roma mi sembra indicativa: mentre tutti urlavano titoli tra i più noti, lui ha scelto l'accoppiata minore "This romance will be different for me" e "When we refuse to suffer".
Forse per questo appare ai più come un alieno, forse è per questo che ha così poco successo ma dei fans affezionatissimi: non è semplice parlare alla gente con semplicità, ironia e profondità. E sono sempre meno le persone con il tempo e la voglia di capire simili parole, e con la capacità di non considerarle stupide. Ma chi lo fa, davvero trova un tesoro di quelli che riempiono il cuore.

martedì 13 ottobre 2009

"I just hate to be me"


Ho appena visto Mark Eitzel accompagnato al piano da Marc Capelle al Heliogàbal di Gracia. Avevo letto ottime recensioni dei concerti inglesi dei giorni scorsi, e mi aspettavo la solita grande intensità di sempre. Invece mi trovo a parlare di tutt'altra serata. Di un cantante bolso, vestito come un barbone, ubriaco, che parla fin dall'inizio della troppa Cava bevuta, e che gioca molto, troppo, col ruolo del loser, del povero artista incompreso, dello sconfitto dalla vita. E lo fa nel modo peggiore: ridendo, scherzando grevemente con un pubblico dapprima divertito e via via sempre più sconcertato, interrompendo di continuo le canzoni, stravolgendole e svuotandole di significato. Lou Reed direbbe "sono le mie canzoni e ne faccio quel che mi pare", e in effetti chi sono io per giudicare. Ma qui si trattava di un'altra cosa, Mark non é strafottente come Lou, non ne é capace, si scusa col pubblico, sa di non dare un bello spettacolo di sé. Ma continua, togliendo intensità alle sue splendide e profonde canzoni, ridacchiando mentre racconta di un amico morto di AIDS, compiacendosi di questa sua pessima vena.
Marc Capelle all'inizio é (quasi) nelle sue condizioni, traduce in spagnolo maccheronico quello che dice il suo cantante e lo sostiene ("Mark Eitzel es un oso") ma il divertimento finisce subito. In seguito sarà proprio Capelle a capire per primo che si sta andando un po' troppo in là, cercando di riportare lo spettacolo su binari di dignità. E oltre. Certo, perché quando si ricorda di essere lì per dare il meglio di sé anziché il peggio, Mark riesce finalmente a emozionare come solo lui sa fare. Così, dopo aver massacrato, tra le altre, Last Harbour, Mission Rock Resort e Johnny Mathis' Feet, Eitzel e Capelle ci regalano una The Thorn in My Side Is Gone da brividi, e poi Patriot's Heart, No Easy Way Down ("this song is about how I will feel tomorrow morning when I'll try to get up") e addirittura una Gary's Song (con Franz Nicolai al banjo) che sa di beffa: vedere Mark cantare "If you drink too much you will drown" con l'ennesimo bicchiere di rosso in mano fa venire i brividi ma mette una grande tristezza.

Alla fine di tutto, Mark ci dice che é colpa nostra, di noi spagnoli che abbiamo cibo e soprattutto vino troppo buoni. Quanto a lui, "I'm only a man", ci ripete. Forse ha ragione, e la serata a tratti penosa a cui abbiamo assistito é solo un episodio, e a chi non capita alzare un po' troppo il gomito ogni tanto. Forse. Ma sentirlo dire "I just hate to be me" e vederlo come stasera, beh, questo mi ha fatto molto male.

martedì 6 ottobre 2009

mark eitzel a barcelona

lunedì prossimo mark eitzel, ossia il più grande songwriter vivente, suonerà con marc capelle all'heliogàbal, a gràcia (e lo stesso giorno esce il suo nuovo disco solista, "Klamath", in attesa del nuovo degli American Music Club).
no se lo pierdan.

lunedì 28 settembre 2009

chiediamo una pena esemplare!

a me piaceva vasco, come a (quasi) tutti gli adolescenti italiani. tutte le canzoni a memoria, primo concerto della mia vita all'arena di milano nel '89 (tour di "liberi liberi") eccetera eccetera. Quando di musica ne capivo poco (non che adesso): poi basta, ma un po' di affetto per il primo amore è rimasto nonostante siamo molto cambiati tutti e due.
con i radiohead ho avuto sempre un rapporto di interesse e distacco, rispetto e ostilità. l'occhietto sbrincio di thom yorke mi ha sempre intrigato ma quasi mai coinvolto del tutto, nonostante la sponsorizzazione di grazia. ma alla fine ho visto anche loro all'arena di milano, 19 anni dopo quell'altro concerto.

in qualsiasi modo la si pensi sui due modi di fare musica, non si può, NON SI PUO', trasformare questa canzone qui in questa schifezza oscena qua. dovrebbero vietarlo per legge. imporre pene pesantissime, chessò, guardare "porta a porta" tutte le sere per ameno 3 anni stile programma ludovico.

per l'impietoso giudizio dei posteri, riporto anche i due testi a confronto (quella di "creep" è una traduzione qualsiasi presa dal web, giusto per), come se non bastassero le stonature, le parole fuori metrica e i "na na na" a commentarsi da soli.


CREEP:

Quando prima tu eri qui
non riuscivo a guardarti negli occhi

tu sei proprio come un angelo
la tua pelle mi fa piangere
tu fluttui come un piuma
in un mondo meraviglioso
Io avrei voluto essere speciale
tu sei così maledettamente speciale

ma sono sgradevole,
sono strano
cosa diavolo sto facendo qui?
io non appartengo a questo posto

non importa se ferisce
io voglio avere il controllo
voglio un corpo perfetto
voglio un'anima perfetta
voglio che tu ti accorgi
quando non sono in giro
tu sei così maledettamente speciale
Io avrei voluto essere speciale

ma sono sgradevole,
sono strano
cosa diavolo sto facendo qui?
io non appartengo a questo posto

lei corre fuori dalla porta
lei sta correndo
lei corre,...

Qualunque cosa ti renda felice
tutto ciò che vuoi
tu sei così maledettamente speciale
Io avrei voluto essere speciale

ma sono sgradevole,
sono strano
cosa diavolo sto facendo qui?
io non appartengo a questo posto

AD OGNI COSTO:

Guarda che lo so
che gli occhi che hai
non son sinceri
sinceri mai
già da quando ti svegli
nanana
tanto è lo stesso
soffro anche spesso

Ma sono qui
amo dirtelo
voglio restare insieme a te
ad ogni costo
ad ogni costo

Guarda che lo so
che gli occhi che hai
non son sinceri
sinceri mai
neanche quando ti svegli
nanana
tanto è lo stesso
soffro anche spesso

Ma sono qui
amo dirtelo
voglio restare insieme a te
ad ogni costo
ad ogni costo

Guarda che lo so
mi tradirai
io ti conosco
e lo farai
senza neanche rimorso
nanana
tanto è lo stesso
soffro anche spesso

Ma sono qui
amo dirtelo
voglio restare insieme a te
ad ogni costo
ad ogni costo

come mi ha segnalato dario oggi, vasco avrebbe detto che erano anni che voleva fare una cover di creep, ma non gli venivano le parole. hahaha!
sono sicuro che ai vari luzzatti fegiz italiani piacerà molto, come sempre. continuiamo così, facciamoci del male.
ah, a proposito. rivolto a tutti quelli che sono già in fibrillazione per la data di barcellona del tour europeo di vasco: NON CI VADO, E NON OSPITO NESSUNO!

sabato 5 settembre 2009

la mia croce

ma com'è che sono 15 anni che ho la costante impressione che i la crus mi conoscano personalmente? persino quando cantano morricone... persino ora che si sono sciolti.
anche loro.

venerdì 31 luglio 2009

David CHIIIIIII?

l'altro giorno ho pubblicato una foto del mio sabato da casalingo, ferro caldo e mac davanti al naso a farmi compagnia e a peggiorare, se possibile, la qualità del mio stirare. il Mr. D. in questione, naturalmente, non era il diavolo con cui ballavano gli Stones in un molle album del 1973, ma il signor David Byrne, leader dei Talking Heads ai tempi del video che stavo vedendo (live a Roma del 1980, tour di "Remain in light", stratosferico), poi solista, fotografo, regista, scrittore, artista multimediale, disegnatore di tazzine aliene per Illy e chi più ne ha più ne metta. la prova vivente che persino un palo come me può provare una voglia irresistibile di ballare, e di divertircisi pure.
ho scoperto Mr. D. in un concerto a Milano al Teatro Smeraldo nel 1992, tournée di "Uh-Oh", trascinato dal mio fratellino Tommy. io all'epoca avevo scoperto da poco il rock "serio", ed ero alla ricerca onnivora di nuove emozioni musicali. una spugna, già con gusti abbastanza definiti ma, soprattutto a causa dell'ottusità tipica della giovane età (ne ho avuti 19 anch'io) attraversavo la fase dura e pura - definiamola "cupezza e rumore" - di Velvet Underground, Jesus and Mary Chain e Sonic Youth, dei Bad Seeds più stridenti, di Cure e Banshees. il ritmo non era contemplato se non come parte integrante del caos, il ballo nemmeno a pensarci: io già chiuso e timido per natura, consideravo lo sculettamento una cosa da smidollati e lo associavo al "pop" più becero, quello che passava alla radio (orrore!). vuoi mettere la goduria nel vedere l'espressione vuota di chi alla domanda "che musica ascolti?" si sentiva rispondere, che so, "i Dinosaur Jr.". CHIIIII? aaaah, che grande momento.
David Byrne, se non altro per non dare la soddisfazione a Tommy, un po' lo sottovalutavo: mi suonava piuttosto tradizionale, addirittura usava i fiati nei suoi dischi (ma suonati bene eh, mica in modo destrutturato come Steve MacKay in "Fun house" degli Stooges o gli Horns of Dilemma in "Black girls" dei Violent Femmes!), e aveva da poco pubblicato un disco di musica sudamericana. mah, c'era di che diffidarne.
ovviamente quel concerto fu una rivelazione e mi aprì dei mondi completamente nuovi. e chi se lo immaginava che si potessero coniugare chitarre elettriche ritmiche (le mie preferite, nonostante tutto: non sono mai stato un tipo da assoli), fiati, percussioni, cori, ritmo, con quelle caratteristiche underground di ripetitività, dissonanza e follia (la voce acuta e potente, lo sguardo folle, le movenze buffe, persino gli abiti strani) che tanto amavo? ricordo che uscendo dal teatro mi chiesi come si facesse a ballare quella merda da discoteca quando esisteva questo: perchè la gente non lo sapeva? perchè non si diffondeva "Burning down the house" nelle strade in modo che tutti potessero goderne?

da allora, manco a dirlo, sono diventato un seguace delle Teste Parlanti (uno dei miei grandi "Concerti Mancati" insieme a Morphine, Nirvana, Stooges) e il ritmo è entrato nel mio dna musicale, portando in superficie quello che già covava sottopelle ma che per strane e ridicole ragioni mi vergognavo ad accettare. sono andato molto più in là, fino a "Give it up and turnit a loose" di James Brown, dove ci si deve fermare tutti - ammirati e un po' spaventati - perchè più ritmo di così non si può. ho visto Mr. D. in numerose occasioni, sempre più appannato, sempre più "normale": piacevole, bravo - ovvio - ma non molto di più. ad aprile di quest'anno però è tornato a Milano (e a Barcellona, ma non c'ero) in una tournée trionfale piena di tutto quello che me lo ha fatto amare: vestiti folli, coreografie geniali, movimenti imprevedibili, un sacco di vecchie canzoni (compresa la mia "The great curve"), la voce assatanata come un tempo, il bis coi tutù: proprio "Burning down the house", e mi pareva che davvero la stesse ballando tutta la città tanto era irresistibile, come in una scena di un musical americano. la grigia milano nelle strade, a cantare i cori dai testi apparentemente casuali, ad alzare in alto le mani e a chiederne di più: fuori dal teatro doveva per forza andare così.

gli anni passano e mi rendono meno intransigente, più aperto a cose che prima non capivo, magari anche più chiuso rispetto ad altre che non capisco più, chissà. Tommy continua a sperimentare, io un po' meno. magari finirò per diventare come quei rammolliti che ascoltano il pop alla radio; ancora no, però, e sotto sotto ne sono felice.
nel frattempo i Dinosaur Jr. si sono rimessi insieme, J Mascis è grasso e forse un po' patetico, ma quel "CHIIIIIII??" della gente che non li conosce è sempre una gran soddisfazione, come sentirsi parte di un ristretto gruppo di Illuminati. e io, se devo scegliere la musica adatta per sculettare mentr stiro, scelgo sempre volentieri i Talking Heads.