Visualizzazione post con etichetta e la vita la vita. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta e la vita la vita. Mostra tutti i post

sabato 6 luglio 2013

sulla giostra

Ieri sera ho raccontato la mia storia a Serena, era molto tempo che non ci tornavo su in quel modo. Ho cercato di essere sincero, il più possibile, perchè è l'unico modo in cui si possono raccontare le cose agli amici: loro capiscono e non giudicano, con loro si devono dire le cose come stanno, sempre.
Una cosa non le ho detto: che c'è stato un tempo in cui ho pianto molto, e che da un certo punto in poi non ne sono stato più capace nonostante a volte sentissi di averne un gran bisogno. Lei in questo periodo sta soffrendo, e a volte si scusa per i suoi pianti; io le dico che no, che le lacrime devono uscire, è giusto che scendano quando premono per farlo.

Stamattina, mentre lei dormiva ancora, da solo sul divano, finalmente ho pianto. Guardando questo:


La vita è strana, se sono le serie tv ad aiutarti a tirar fuori quello che provi. La vita è strana ed è piena di sorprese. La vita è bella.

Serena si è svegliata, ora; dice che anche stanotte ha fatto sogni strani. Me li racconta, sorridiamo.
Mi rendo conto che è molto tempo che non sogno, nelle mie notti agitate. Mi piacerebbe davvero ricominciare a farlo.

(in italiano, qui, ma ho pianto in inglese)

giovedì 22 novembre 2012

1337 giorni in Travessera

Come accennavo nel precedente post, il bilancio dei quasi 4 anni (da febbraio 2009 a ottobre 2012) nell'appartamento di Travessera de Les Corts amb carrer Arizala é più che positivo. Anche se per qualche motivo a Keydy, la ragazza che viene a fare le pulizie una volta a settimana, quel piso proprio non piaceva ("meno male che sei venuto via!!", manco fosse un antro oscuro e maleodorante).
Ecco un veloce bilancio della mia permanenza lì.

5 COSE DA RICORDARE
- Tutti gli amici che sono stati ospiti lì e mi pare si siano trovati bene: Alessia, Fabio, Anna, Andrea, Claudio, Giulio, Cecilia, Checco, Barbara, Lilli, Daniele, Dario, Momi, Matilde, Matteo, Manu, Tommy, Stefano, Huber, Loretta, oltre naturalmente ai miei genitori, vincitori onorari di una tessera "Millemiglia Les Corts Platino". Mi scuseranno tutti, ma se devo dire chi mi ha fatto più piacere ospitare dico la nonna Anna: non mi aspettavo venisse, non solo é venuta ma se l'é proprio goduta!
- La vicinanza con il Camp Nou. Quell'atmosfera di festa che si respirava sotto la mia finestra ogni volta che c'era la partita, vedere famiglie intere andare allo stadio con lo spirito giusto, tutti con la loro bella samarreta del Barça indosso. Il calcio come dovrebbe essere: un divertimento per famiglie.
- I pappagallini sugli alberi: un deciso passo avanti per uno abituato ai piccioni scagazzanti di Milano. Ora non li ho più, in compenso l'altro giorno c'erano due gabbiani appollaiati sul lampione di Plaça Valdivia.
- La zona molto verde: il parco della Maternitat, i giardini di Bacardí, 
- Baldo, ovviamente. Non occorre aggiungere altro.

5 COSE DA DIMENTICARE:
- I padroni di casa. Impresentables, come si dice qui: pessimi. E mi devono ancora 400 €, spero di vederli presto (i soldi, non loro).
- Il traffico di carrer Arizala. Quando entrai nel piso mi tranquillizzai vedendo che tutte le finestre davano sulla stretta via laterale anziché sull'amplio viale principale: grave errore! Non avevo considerato che carrer Arizala è passaggio obbligato per tutte le auto che salgono da carrer de Sants, e neppure che sotto la finestra della camera si sarebbero fermate nonsoquante linee di bus (diurne e notturne), che le macchine avrebbero sgasato al semaforo in leggera salita, che in piena notte sarebbero passati più e più volte i camion della raccolta differenziata a svuotare i cassonetti di carta plastica vetro umido e rebuig.
- La freddezza dei vicini. In 3 anni e mezzo la vicina mi si sarà presentata 5 volte (tutte e 5 le volte che l'ho incontrata) chiedendomi se ero il nuovo inquilino. Ora, è risaputo che i catalani non sono molto espansivi e obiettivamente neppure io lo sono, ma insomma.
- La polvere di casa. Primo piano, il traffico di cui sopra, il mobilio laccato bianco: avrei dovuto pulire ogni 2 giorni e ovviamente non l'ho fatto.
- Le mille visite di gente (poco) interessata ad acquistare la casa nel momento in cui la misero in vendita: gente per lo più assurda e situazioni surreali (la palma va a madre e figlia che tornarono una seconda volta senza apparentemente rendersi conto di aver già visto la casa: sembrava il giorno della marmotta). Alla lunga, una gran menata.

Insomma, mi ci sono trovato bene. La zona di La Maternitat i Sant Ramon aveva i suoi pregi (vicinanza all'ufficio, per me che devo andarci in auto; servizi di ogni tipo; molto verde nelle vicinanze) e i suoi difetti (poca "vita"; troppo lontana dal centro, incluso il centro del barrio) ma per le mie esigenze andava più che bene, tanto che sono rimasto in zona. Col tempo i difetti hanno iniziato a pesare più dei pregi, e negli ultimi mesi ero proprio stufo. È arrivata l'occasione, sono stato fortunato e ora sto meglio: ma quel piso di Travessera de "Lascòrs" non era mica male.


sabato 10 novembre 2012

Nuova casa, ¿nuova vita?

Insomma, da qualche giorno mi sono definitivamente trasferito nel nuovo piso, e ci sto davvero bene.
A fine ottobre ho restituito le chiavi del vecchio appartamentino di Travessera de Les Corts, ho salutato senza rimpianto alcuno gli impresentabili proprietari Esther e Alex, conosciuto il nuovo inquilino senza nome e - questo sì col groppo alla gola - detto adeu a Baldo.
Ci sono stato per quasi 4 anni in quei 60 metri di fronte al Camp Nou, e tutto sommato ho dei bei ricordi. Ora la zona resta la stessa ma è un bel salto di qualità: in pieno casco antiguo del quartiere, con le sue viuzze semipedonali, la piazzetta della chiesa, i ristorantini, i bimbi che giocano a pallone e quell'atmosfera da paesino che mi piace così tanto; a pochi passi dalla Diagonal, a un semaforo dall'Illa, a due incroci dal centro civico, insomma in posizione ottimale. La casa é più grande, quasi nuova, silenziosissima e mi sta facendo venire voglia di invitare gente, fare cose, addirittura riprendere a cucinare degnamente (tremate gente!).
Anche se non é Gràcia, anche se non è considerato uno dei barrios cool della città: Visca Les Corts! Visca el meu nou pis!

martedì 6 novembre 2012

cambio di identità

Per la gioia di grandi e piccini, ho ripreso a scrivere dopo secoli sull'altro mio blog. Che, per la cronaca, non si chiama più "Cose da Friki" (il titolo mi era venuto a noia) ma bensì "Collezionista massivo". Alcuni di voi coglieranno la sottile autoironia.
Il bello è che non scrivendo da 5 mesi ho mantenuto più o meno i mille lettori al mese, il che fa riflettere sull'inutilità dell'impegno quotidiano. Beh, ora col cambio di indirizzo li perderò tutti e mille. Amen.
Ah ecco, dimenticavo. Oltre al titolo cambia anche l'indirizzo interdet: cosedafriki.blogspot.com è morto, ora se proprio volete farvi del male mi trovate a collezionistamassivo.blogspot.com (menuda fantasia!), o sempre cliccando sul frustrato topo di Chris Ware qui a fianco.
Il nuovo post è su come siamo cambiati io e James Ellroy negli ultimi 15 anni. Mica pizza e fichi.

venerdì 23 marzo 2012

still feel the flame - still feel the cold

Seems like so long ago now
But I can still remember those feelings
Of being left alone with myself
Sitting in the garden
Watching our house burn
Knowing I couldn't help it
It always had to end in a big statement like that
We were always so intense
Out of control
We never understood what we had
Never knew how to deal with it
Always tearing at each other
The violence and the shame
Banging my head against the wall
Wanting to explode

And it was my idea
And I put you there
I lied and said I didn't want you
You were running to someone else
Breaking the spell
Being able to see me for what I really was
And then the flames
Wanted you
Make me feel like no man in the world wanted you

Still feel the flame
Still feel the cold
Still feel the flame
Gets so cold around the stove
They still reach for me
Where you gonna go now
They still reach for me
Where you gonna go now

Made you feel like no man in the world wanted you
Made me feel like no woman in the world wanted me

Still feel the flame
Some days it seems I've left those feelings so far behind
Still feel the cold
Still feel the flame
Tempting, trying to release you
It's so cold around the stove
Don't believe, don't cherish your pretence
They still reach for me
You strike a match
Where you gonna go now
The thrill of having nothing
They still reach for me
The smell of the flames
Where you gonna go now

Made me feel like no man in the world wanted you
Made me feel like no woman in the world wanted me

domenica 15 gennaio 2012

splendido quarantenne

Ok, ho ufficialmente quarant'anni.
Nei giorni scorsi mi sono divertito a stilare classifiche dei 40 dischi, 40 libri, 40 film e 40 fumetti che hanno maggiormente caratterizzato questa prima parte della mia vita. Ovviamente, e per fortuna, c'è stato molto di più.
Non è che sia in vena di bilanci, intendiamoci: so che oggi sto esattamente come ieri e che domani sarà più o meno lo stesso. Ma dato che il giochino mi ha divertito, concludo il tormentone con le 40 "cose" che hanno avuto un particolare significato in questi 40 anni, quelle che più di altre mi hanno aiutato a crescere e a formarmi (o deformarmi, dirà qualcuno). O che semplicemente mi hanno divertito o stupito. Ecco, il proposito per i prossimi quaranta potrebbe essere questo: continuare a stupirmi.
Ordine pseudoalfabetico.

- Alan Ford
- gli "amici estivi"
- Barcellona
- la mia cameretta di Milano
- tutti i miei cd e i miei libri, e le mie minchiate
- le 5 case in cui ho vissuto
- il "Cuore" di Michele Serra
- i figli dei miei amici
- la focaccia di Recco
- i fratelli Marx
- Friends
- i miei genitori
- Gilberto Govi
- Giorgio Gaber
- il gelato
- Grazia
- Indietro Tutta
- i Jefferson
- Ken Parker
- Levanto
- la Linea di Cavandoli
- Mai Dire Gol
- la Marvel Comics
- il mio matrimonio, e tutto quello che c'è girato intorno
- il Milan di Sacchi
- i nativi americani
- il negozio
- i miei nonni
- le mie passeggiate solitarie con la macchina fotografica
- la Patti, e il Tim
- il ponticello su quel torrente a Réunion
- quel 24 maggio e quel 15 dicembre
- i sentieri delle Cinque Terre
- il servizio civile a Dolo
- le settimane bianche a Cervinia
- i Simpson
- il "torpedone" delle prime vacanze in giro per l'Europa
- le trofie al pesto
- i bagni Vallesanta
- i Velvet Underground

Ho passato uno splendido weekend, festeggiando con le persone che amo di più.
Ho una bella famiglia e degli amici unici che sono sempre al mio fianco.
Sono circondato d'affetto. Sono davvero fortunato.
Sono uno splendido quarantenne.

lunedì 26 settembre 2011

piccolo ricordo di Sergio Bonelli

Oggi è morto Sergio Bonelli, figlio di cotanto padre ma non solo: da decenni il principale editore di fumetti italiano e a sua volta autore di personaggi storici (Zagor, mai cagato, e Mister No che invece per un periodo discretamente lungo ho letto avidamente) con il nom de plume di Guido Nolitta.
Non mi dilungherò sull'uomo e sul personaggio, sulla sua importanza nel panorama fumettistico italiano e non solo: leggerete di tutto e di più sui giornali nei prossimi giorni. Da parte mia, solo un piccolo ricordo personale.

Feci la mia tesi di laurea sul fumetto (lo so, sono laureato in economia: e allora?), trattando a margine il caso Sergio Bonelli Editore contrapposto a quello di Panini (allora Marvel Italia); per l'occasione chiesi un'intervista a Bonelli che però era fuori Milano per lavoro, o forse per uno dei suoi viaggi in Amazzonia, chissà. Parlai quindi con Decio Canzio, suo braccio destro e ligure come me, e finimmo per parlare di focacce e insenature. A Sergio Bonelli inviai una copia rilegata della tesi, dopo la laurea, non nascondendo il mio desiderio di lavorare per la sua casa editrice. Mi rispose con una lettera molto gentile che no, loro marketing non ne avevano ma si affidavano piuttosto all'esperienza e all'istinto. E commentò la mia tesi, con riferimenti precisi alle pagine e ad alcune cose che avevo scritto, correggendomi e incoraggiandomi.
Lo ringrazio per la passione e la pazienza, oltre che per il coraggio di essere stato una delle due o tre persone ad aver letto quel mattone piuttosto insignificante.
Come concluderebbe uno dei personaggi da lui pubblicati, forse il migliore di tutti: so long, Sergio...

martedì 2 agosto 2011

Avrei dovuto scrivere di

Nelle ultime settimane ne avevo di cose da raccontare.
Avrei dovuto scrivere del matrimonio di Ceci e Giu, della sua preparazione (quest'anno ero in forma, tra coupons e fotomontaggi: ci siamo divertiti come al solito in quella banda di matti) e della festa che ne é seguita. Ora sono tra il Kilimanjaro e le Seichelles, gli stronzetti.
Avrei dovuto scrivere del viaggio a Dubai, che é una di quelle cose che capitano una volta nella vita e finisce che quando é il momento di raccontarla non sai cosa dire se non le solite banalità: posto unico al mondo ma fintissimo, caldo allucinante che ti assale alla gola e freddo di aria condizionata ovunque, l'isola a forma di palma che quando ci sei su manco te ne accorgi, autostrade e centri commerciali kitch, opulenza ma anche visibile crisi economica (tra virgolette: crisi per miliardari), il grattacielo più alto del mondo che, quello si, é una cosa mozzafiato (ma il premio del miglior grattacielo del mondo l'ha appena vinto l'hotel Porta Fira de l'Hospitalet de Llobregat, tié!).
Avrei dovuto scrivere del paio di weekend lunghi a Levanto, rilassanti e abbronzanti, del mio primo San Giacomo da anni e della nonna che sta molto meglio (prima di rompersi il femore, ieri sera: quest'anno non si é fatta mancare niente). Del rientro al lavoro senza voglia di lavorare, con le ferie così vicine che finalmente si possono quasi toccare; di una certa mail che non mi aspettavo e che mi ha fatto incazzare, ma proprio incazzare a morte, e del cesso in cui si vorrebbero buttare 10 anni di vita così, senza ritegno; di Annamaria che se ne va tra pochi giorni e che mi cazzia se giudico critico mal interpreto non esco mi arrabbio mi deprimo (non mi deprimo!), insomma mi cazzia sempre ma dice che le mancherò.
Avrei dovuto scrivere di Pietro, e che sarò il suo padrino a settembre.
Di Luca e delle sue prime buffe parole, e di Dario in arrivo nel pancione. E di Alessandro detto Obiwanche che ha iniziato la seconda generazione, e di Viola che sta arrivando anche lei.
Della mamma che ce la sta mettendo tutta, e mi dice "vero che sono brava?". Eccome se lo é.

Invece sono qui da un'ora e mezza ad aspettare l'imbarco del volo per Asturias, e ora che annunciano un ulteriore ritardo dovuto a "mantenimiento" mi viene da dire soltanto VAYA MIERDA SPANAIR Y LA MADRE QUE LA PARIÓ.