giovedì 17 giugno 2010
mercoledì 16 giugno 2010
martedì 15 giugno 2010
lunedì 14 giugno 2010
domenica 13 giugno 2010
sabato 12 giugno 2010
venerdì 11 giugno 2010
giovedì 10 giugno 2010
mercoledì 9 giugno 2010
martedì 8 giugno 2010
lunedì 7 giugno 2010
rovinosa e sublime caduta
ho trovato.io che musicalmente amo la ripetizione, i ritmi ossessivi, le chitarre e i bassi pulsanti, ho trovato il mio gruppo. e un leader carismatico, scostante, con una voce stridula che declama liriche per lo più incomprensibili.
li ho sfiorati per quasi 20 anni ("Shift-Work", il loro primo cd che ho ascoltato al mitico noleggio cd di via Soncino, è del '91), ho rimandato l'idillio forse sapendo che ne sarei stato risucchiato. li ho visti al Primavera Sound la scorsa settimana, e ora non posso più rimandare.
loro sono i leggendari THE FALL, il gruppo preferito da John Peel (per dire). e lui è il grandissimo MARK E. SMITH.
e hanno una discografia sterminata! yahooooooo!
vi avviso, ai più non piaceranno. you don't deserve rock'n'roll.
domenica 6 giugno 2010
il trionfale ritorno di BALDO
come qualcuno ricorderà da qualche mio vecchio post, la casa dove vivo è in vendita (inquilino incluso). dopo mesi di tira e molla, qualche settimana fa erano iniziate le noiosissime visite, finora senza nulla di fatto (neppure lontanamente). ora però, da qualche settimana tutto tace nuovamente: nessuna nuova visita, nessuna chiamata per appuntamenti, niente di niente.che sia perchè dal cartello messo da BALDO si è staccata da tempo l'ultima cifra del suo numero di cellulare? :-D
sabato 5 giugno 2010
venerdì 4 giugno 2010
giovedì 3 giugno 2010
mercoledì 2 giugno 2010
martedì 1 giugno 2010
lunedì 31 maggio 2010
domenica 30 maggio 2010
Primavera Sound Festival: tercer (y último) día
La prima sorpresa positiva del giorno (dopo una rapida visita al set dei catalani Mujeres) sono stati Florence + the Machine. Mi spiace per loro ma credo che dei Machine si siano accorti in pochi, perchè tutti gli occhi erano putati su Florence: bellissima, con una gran personalità sul palco e una gran voce, mi ha davvero convinto. Mi ha ricordato la prima Tori Amos: probabilmente inferiore sul piano compositivo ma molto trascinante dal vivo. Voto: 8+.
Altro bel momento è stato il concerto dei Charlatans, che in un'ora hanno riproposto interamente il loro primo album. Tipico suono di Manchester con un bell'organo e ritmi ipnotici, tipica pettinatura di Manchester con frangiona sugli occhi e tipiche movenze di Manchester per il cantante. Bravi. Voto 8.
Per il resto, ci siamo aggirati per i vari palchi spizzicando un po' qui e un po' là in mancanza di un vero punto di riferimento. Uno dei gruppi più attesi erano i Grizzly Bear, che però ho trovato veramente noiosi. Confesso che ci ho provato a vedere gli headliners Pet Shop Boys, ma davvero non ce l'ho fatta. Non è il mio genere, e continuo a pensare che non fosse nemmeno il genere per questo festival (anche se le decine di migliaia di persone che gremivano il palco San Miguel forse la penseranno diversamente). Voto: 2. Molto meglio il vecchietto Lee
"Scratch" Perry - anche se io il reggae, pur atipico come il suo, lo reggo al massimo per 3-4 canzoni e poi me toca los huevos, e gli Orbital alle 3.00, pur con il loro utz-utz-utz che non fa per me. Voti: 8 a Scratch; agli Orbital 6 di stima per la musica, 10 per gli "occhialoni" luminosi.
Conclusioni: forse è vero quello che mi dice D.: il rock è morto, 3/4 dei gruppi di questo festival si sono riformati dopo anni dallo scioglimento o riproponevano per intero album degli anni '90, e non è certo un sintomo di creatività. Ma ci siamo divertiti, abbiamo sentito buona musica e tanta gente di tutte le età che aveva voglia di ascoltarne. Ragazzi di 20 anni in prima fila per vedere i Pixies, che si erano già sciolti quando loro erano in fasce.
Ora ho addosso una stanchezza positiva, mi sa che stasera mi tumberò en la cama molto presto, domani suonerà la sveglia poco dopo l'ora in cui sono andato a dormire per tre giorni, soffrirò di una specie di jet lag da festival musicale. Mi fanno male i piedi, la schiena, la spalla nel punto dove mi è piombato il tipo venerdì, e la testa. Ma va bene così.
A por el Primavera Sound 2011!
sabato 29 maggio 2010
Primavera Sound Festival - segundo día
Nel pomeriggio, concerto di Hope Sandoval allo splendido Auditori: un edificio ipermoderno (come tutta la zona d'altronde) che da fuori assomiglia a una lapide scura ma che dentro è davvero magnifico: 4.000 posti di capienza, acustica e visibilità ottime. Peccato che la bella Hope abbia deciso di non farsi vedere per nulla: in penombra nelle prime due canzoni, al buio più assoluto dopo. Mai vista una presenza scenica tanto scarna, ai limiti del paradossale. Musica celestiale, magari alla lunga un po' monocorde, ma nell'insieme troppo poco coinvolgente. Voto: alla musica 7, alla performance 3.
Avremmo tanto voluto vedere anche i Low, ma per l'assurda organizzazione dei concerti all'Auditori non ce l'abbiamo fatta per la troppa coda. Chi c'è stato ne ha parlato un gran bene. Peccato.
Anticipata quindi la sosta-panino, ci siamo piazzati con buon anticipo davanti al palco per vedere i Wilco (o "Wilko" come li chiamava ieri la sempre preparata Repubblica.it). Piazzato strategicamente sulla pedanina dei cavi proprio al centro del palco, per aggiungere altri 3-4 cm alla mia già prepotente altezza, in realtà mi sono trovato davanti un tipo con dei capelli improponibili che mi tappava completamente la visuale costringendomi ad acrobazie complicate. Wilco davvero grandi comunque: era la prima volta che li vedevo live e davvero mi hanno coinvolto. Voto: 10.
Non ci siamo mossi di un millimetro, mantenendo la posizione per un'ora e mezza in attesa dell'Evento: il set dei Pixies che iniziava alle 1.15. All'attacco delle prime note (il classico toto-prima canzone è stato fallito da tutti: hanno scelto "Cecilia Ann") è scattato un pogo generale che è durato praticamente fino a fine concerto. Non sudavo così da anni! Alla fine, stremati, mezzo infortunati (mi è piombato sulla spalla uno che tentava uno stage-diving sulla folla) ma felici, abbiamo assistito a un greatest hits straordinario. Beato C. che se li va a rivedere a Ferrara! Voto: se ho dato 11 ai Pavement ieri, a Black Francis e soci un 12 non glielo leva nessuno.
Oggi si conclude con l'ultimo dei tre giorni, senza nomi di spicco. Ma dopo ieri sera, per quanto mi riguarda il festival potrebbe serenamente chiudere qui.
TAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAMEEEEEEEEEEEEEEEEEEE!
venerdì 28 maggio 2010
Primavera Sound Festival - primer día
Spettacolo di gente, di cartellone, di musica: quest'anno cambio di sponsor alcolico (la birra San Miguel sostituisce la concorrente Estrella Damm), 7 palchi (due in più dello scorso anno), e almeno due giorni su tre con gran nomi in programma: molto moscio il sabato, almeno per i miei gusti, con i Pet Shop Boys come headliner che davvero non so cosa c'entrino (sono molto più adatti al Sònar che si svolgerà tra qualche settimana).
Sociologicamente parlando i festival musicali sono magnifici: un ritrovo di gente variegata e variopinta, un gran sfoggiare di capigliature e magliette (per la cronaca, io ho optato per quella di Siouxsie), una buona percentuale di soggetti che farebbero la gioia degli psicologi. Secondo l'amico P., lo stile "indie" che va sempre per la maggiore è quello che prevede occhiali con grande montatura nera.

Musicalmente parlando, buon livello con botto finale. Io e F. abbiamo iniziato con i Monotonix, assurdo gruppo israeliano che punta tutto sull'interazione con pubblico: dei pazzi scatenati che suonano tra il pubblico e sul pubblico (letteralmente!). Indubbiamente d'effetto, ma dal punto di vista strettamente musicale non mi hanno proprio detto nulla. Voto: 5 di stima.
A seguire, il primo gruppo che davvero volevo sentire: i Fall. Ovvero Mark E. Smith, storico personaggio della scena inglese. Come definirlo? Enigmatico? Distaccato? Scostante? Certamente un po' di tutto questo, ma davvero carismatico e particolare. Si è aggirato per il palco per un'oretta praticamente facendosi i fatti suoi, masticando chewing gum (o era la dentiera?), declamando i suoi testi con il suo inconfondibile stile, maneggiando con gli amplificatori e spesso dando le spalle al pubblico, mentre i suoi giovani compari ci davano dentro con una musica comunque molto ritmata e trascinante. Voto: 8 alla musica, 10 al personaggio.
Di seguito, gli XX il cui primo e finora unico cd era in cima alla lista delle mie classifiche 2009. Molto molto bravi, anche se la loro musica lenta e d'atmosfera è forse più adatta a piccoli locali piuttosto che a grandi spazi. Inoltre ero lontano dal palco e circondato da gente che se la chiacchierava, per cui non ho potuto concentrarmi troppo come avrei voluto. Lei uguale alla cantante degli Everithing but the Girl e lui a un giovane e platinato Steven Severin dei Banshees anni '80. Comunque, voto 8.

Dopo la meritata pausa-panino, la rivelazione della serata: i canadesi Broken Social Scene. Un sacco di gente sul palco (ne abbiamo contati 11, con 4 chitarre, fiati, percussioni, vari cantanti ad alternarsi al microfono e un inquietantissimo membro della band uguale a Margaret Tatcher). Grandi davvero, sono curioso di ascoltarli su disco. Voto: 9.
Il clou della serata no ha tradito le attese: i riformati Pavement hanno suonato alla grande per un'ora e mezza. Concerto-greatest hits per il ritorno dopo 10 anni di assenza, e il tempo sembrava non essere passato. I soliti cazzari di una volta, qualità immensa, scaletta impeccabile e un Bob Nastanovich esilarante disturbatore. Voto: 11 (si può?).
Tutti a casa con piedi e schiena doloranti, ma soddisfatti. Peccato che il comune di Barcellona non faccia niente per agevolare il rientro alle decine di migliaia di reduci: metro chiusa, nessun potenziamento di bus, taxi ovviamente introvabili. Risultato: 2 ore di viaggio col Nitbus dal Besòs a Les Corts per riuscire a tumbarci a letto.
Oggi è il giorno dei Pixies. E dai dai dai!
giovedì 27 maggio 2010
mercoledì 26 maggio 2010
cari amici vicini e lontani
ecco, gli amici. per una persona che, come me, ha iniziato una vita lontano da casa il capitolo amicizia è piuttosto complesso. almeno lo è per me. si ricomincia da capo, per certi versi: si conoscono persone nuove e alcune diventano amicizie vere. si è visti in maniera diversa dalle persone con cui si condividevano tante cose, cambia la prospettiva: la lontananza incide, per e con quelli che restano in italia. per alcuni dei vecchi amici è un'opportunità di farsi un viaggio, e quando mi vengono a trovare sono sempre molto contento; credo anzi che dopo aver condiviso qualche giorno qui le relazioni diventano molto più solide. per qualche motivo ci si vede sotto una luce nuova e più luminosa. sarà il potere di questa città, chissà.
certo, molte sono anche le delusioni, persone che spariscono proprio quando le si avrebbe volute vicine; no so se si rischino di perdere delle amicizie, ma certo certi atteggiamenti e certe assenze prolungate, quasi ostentate, fanno molto male. altre sono rivelazioni: alcuni sono più vicini ora di prima, e mi danno l'opportunità di essere vicino a loro.
perchè poi è questo che mi pesa di più: non poter stare vicino alle persone che amo, non poterci essere nel momento del bisogno, grande o piccolo che sia. bisogna essere bravi, per mantenere le amicizie a distanza e farle crescere più di prima. bisogna essere in due, volerlo, investire tempo ed energie in maniera diversa. quando non ci si riesce ci si scotta, ma quando ce la facciamo è una gioia davvero grande.
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